Quando si dice “un colpo di fulmine”. Vagavo come mio solito in internet a caccia di cose nuove e interessanti e incappo in lui, Jeetendr Sehdev, colui che è considerato il “celebrity brand strategist” più influente a L.A. per chi vuole sapere come fare Personal Branding. Uno che scrive un libro che si intitola “The Kim Kardashian Principle. Why shameless sells” (a 1,99 Euro in formato Kindle su Amazon!) non può che avere tutta la mia attenzione. Quindi l’ho letto il suo libro, e poi i suoi articoli e le sue interviste, e credo che il suo messaggio sia così forte che non ho potuto fare a meno di condividerlo con voi! Oggi non esiste più un confine tra la persona con la sua vita privata, e il professionista. Finisce tutto nel grande calderone di questa cosa che si chiama personal branding dove ogni piccola e insignificante nostra azione viene giudicata, pesata, e valutata. Una ricerca scientifica ha dimostrato che troviamo più appagante parlare di noi stessi che non nell’ottenere senza sforzo una grossa somma di denaro! Parlare di noi stessi produce lo stesso ammontare di dopamina che regalano la droga, il cibo e il sesso. Il 30-40% del nostro parlato è basato su “io penso”, “io credo”, “io sento”, e l’80% dei nostri post nei social media sono autoreferenziali. Vi basta?

Ecco i 4 consigli che possiamo mettere in pratica anche noi per un personal branding “da star”!

Jenny from the block

Don’t be fooled by the rocks that I got…I’m still, I’m still Jenny from the block!” canta JLo nella sua canzone Jenny from the block. Il grande successo di Jennifer Lopez è dovuto non solo alla sua bellezza e bravura, ma anche al suo coraggio di non rinnegare da dove è partita: da una famiglia Portoricana in un quartiere di New York poco raccomandabile. Invece che nasconderlo (come hanno fatto molti!) ne ha fatto un punto di forza, e con orgoglio ha sbandierato il suo essere latina. Ha capito che la sua storia era un punto differenziante ed è diventata la paladina e l’icona incontrastata del mondo latino.

Take away: Raccontare la nostra storia, da dove veniamo, chi siamo, ci rende differenti e crea empatia con il nostro pubblico.

Kim Kardashian e il suo grasso, grosso sedere armeno

E qui arriviamo ad uno dei personaggi più discussi del jet-set Hollywoodiano: Kim Kardashian. Possiamo amarla o odiarla, ma il suo successo planetario è innegabile. Attualmente sono 104 i milioni di persone che la seguono in Instagram. Le persone sono stanche della finta perfezione. Le imperfezioni, come il suo grosso sedere, sono “rivoluzionarie, persuasive, inebrianti”! E lei del suo sederone sproporzionato ne ha praticamente fatto un trofeo, un simbolo. Dove sta la bravura di Kim? Che si sovraespone al suo pubblico in modo crudo e onesto, senza limiti ne censure. (Sono sfacciatamente ricca? Si, e non me ne vergogno! Ho un sedere che fa provincia? Ecco, guardalo!).

Take away: Abbracciamo e cavalchiamo le nostre imperfezioni, esponiamoci senza paura nel nome della nostra autenticità perché la perfezione, che non esiste, e il volerla comunicare a tutti i costi, è diventata noiosa. Idee, prodotti, servizi e persone che cercano di essere perfetti non sono più cool.

Come fare personal branding_Kim Kardashian

Michelle Obama, la regina del Global Style Influence

Secondo le ricerche fatte da Sehdev, una vera icona dello stile ha 5 caratteristiche: 1) Un senso dello stile innegabile; 2) Fiducia in sé; 3) Intramontabilità 4) Indipendenza 5) Un tocco di provocazione. Sapete che tra Michelle Obama e Kate Middleton è venuto fuori che Michelle è considerata 5 volte più riconosciuta in termini di “Global Style Influence” rispetto a Kate? Per quale motivo? Perché l’immagine troppo perfetta di Kate orchestrata da Buckingham Palace risulta “distante” e asettica.

Take away: Per avere un’immagine credibile e “powerful” dobbiamo essere interconnessi con la nostra interiorità. L’era delle “facce da poker” è finita. O siamo veri, o siamo fuori. Le persone vogliono sapere cosa pensiamo, come ci sentiamo e in cosa crediamo. E questa è la definizione di “intelligenza emotiva” che apprezza il pubblico oggi. Molti psicologi affermano che il perfezionismo a tutti i costi è più legato ad essere accettati dagli altri, che non a migliorare noi stessi, e ora che ci penso mi sembra una considerazione giusta!

Chiara Ferragni e i suoi milioni di…haters!

Non possiamo, né dobbiamo, piacere a tutti. Ma se vi dicessi che addirittura essere “odiati” è segno di grande successo? Dare contro a qualcuno, è una potente forma di engagement. Se arrivi ad ispirare invidia, antipatia, odio in poche parole, significa che ti stai connettendo al tuo pubblico ad un livello così profondo da far scaturire una reazione forte. Sapete che l’odio attiva la stessa area del cervello (la corteccia frontale) dell’amore romantico?
Non è menzionata in questo libro ma mi viene in mente la nostrana Chiara Ferragni. Mai visto altrove tanto accanimento e cattiveria come nei suoi confronti, alias…ha raggiunto il successo!

Take away: Non abbiate paura di non piacere, di non appagare i gusti altrui, di essere giudicati. Quando veniamo odiati o criticati, è perché probabilmente stiamo facendo qualcosa di così interessante e importante da scatenare l’invidia altrui. Essere profondamente narcisisti ed esibizionisti è un segno di vulnerabilità, e significa giocare a carte scoperte per essere totalmente giudicati dal proprio pubblico. Chiara Ferragni docet.

In un mondo globale dove tutto è alla portata di un click, cerchiamo persone autentiche che si espongono, che raccontano la propria storia e sé stessi senza filtri, regalandoci emozioni forti. Per questo credo anch’io che un personal brand funziona, quando siamo così veri da riuscire ad emozionare gli altri.

 

 

 

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